Le edizioni precedenti

Come nasce Futuribili?

Futuribili nasce nel 2024 da una domanda semplice, quasi ingenua nella sua radicalità: cosa rende desiderabile il vivere insieme?

Da quella domanda è partito tutto.

Anche la scelta della location ha sempre avuto un ruolo nell’espressione dei valori fondanti di Futuribili. Le prime edizioni si sono tenute a Villa Russiz, nel cuore del Collio friulano: una fondazione che da oltre un secolo unisce produzione vitivinicola e missione sociale, che devolve il ricavato della cantina a Casa Elvine, una casa famiglia per l’accoglienza di minori in difficoltà. Un luogo in cui bellezza, lavoro, cura e impatto sociale convivono ogni giorno. Scegliere Villa Russiz come sede è stato un atto coerente con quello che Futuribili si è prefissato di essere: un festival radicato in una visione sociale.

La prima edizione è stata un esperimento — curioso, aperto, diffuso. Muovendosi su più luoghi e più giorni, tra Udine, Codroipo e Villa Russiz, ha dato vita a laboratori esperienziali, confronti aperti e performance artistiche. A partecipare è stato un pubblico eterogeneo ed intergenerazionale: rappresentanti del mondo delle imprese, della formazione, della ricerca, dell’arte e cittadinanza. Persone diverse, accomunate dalla voglia di esserci davvero.

La seconda edizione, nel 2025, ha affinato la domanda ispiratrice: quale ruolo gioca la felicità nel vivere insieme? Come si traduce in una leva concreta, una competenza da costruire, una pratica quotidiana nelle organizzazioni e nelle comunità? Il festival ha trovato la sua forma, i suoi ritmi, il suo linguaggio. Quello che era nato come esperimento si è delineato come format riconoscibile.

Oggi, alla terza edizione, Futuribili è adulto.
La domanda si è espansa ancora: come si integrano il mondo del lavoro, le discipline, le persone, le organizzazioni in un progetto comune di futuro? La scala è più grande, le ambizioni più alte, la rete più ampia. Ma la radice è la stessa — quella domanda semplice di qualche anno fa, che continua a generare risposte sempre più ricche e complesse: cosa rende desiderabile il vivere insieme?

Di cosa abbiamo parlato a Futuribili?

Nelle prime due edizioni di Futuribili si sono incontrati diversi mondi.

Imprese, ricerca, arte, educazione, psicologia, tecnologia, istituzioni e giovani.

La varietà è sempre stata una scelta progettuale precisa. Perché i futuri abitabili si costruiscono solo quando prospettive diverse imparano a contaminarsi.

Lavoro, organizzazioni e felicità

La felicità non come stato d’animo, ma come competenza organizzativa. Futuribili ha ospitato imprese, CHO – Chief Happiness Officer e mondo della ricerca, per interrogarsi sul senso del lavoro, sulla sostenibilità delle organizzazioni, sul rapporto tra benessere individuale e produttività collettiva. Un tema che non è rimasto astratto: si è tradotto in pratiche, strumenti, esperienze reali portate da chi queste trasformazioni le sta già vivendo nelle proprie aziende.

Tecnologia come alleata, non come minaccia

Dalle macchine pensanti sviluppate in collaborazione con le università di Newcastle, Northumbria e Londra, alla tecnologia come infrastruttura di cura nei contesti educativi e sociali: Futuribili ha esplorato un rapporto con il digitale che va oltre l’efficienza. La tecnologia, se progettata con intenzione, può diventare uno strumento di connessione, di ascolto, di empowerment per le persone più fragili.

Corpo, la creatività e la felicità quotidiana

Teatro e performance, tango e yoga, scrittura e neuroscienze, cucina come arteterapia, inglese come specchio di sé. L’Happiness Camp ha dimostrato che la felicità si costruisce anche — e soprattutto — attraverso il corpo, il gioco, l’esperienza condivisa. Ogni laboratorio è stato un invito a uscire dalla zona di comfort e scoprire qualcosa di nuovo su sé stessi e sulle altre persone.

Futuro dei luoghi, territorio, la comunità

Futuribili parla da sempre di futuro reale, in modo concreto. Ha parlato del futuro del vino italiano, della felicità urbana, dell’educazione di strada, dell’accoglienza di minori, del rapporto tra le generazioni. Ha coinvolto comuni, cooperative sociali, fondazioni, università e associazioni di categoria, perché i futuri abitabili si costruiscono a partire dai luoghi concreti in cui viviamo.

Arte come linguaggio del cambiamento

DMAV Social Art Ensemble ha attraversato entrambe le edizioni come un filo rosso invisibile: con installazioni, performance, murales e cortometraggi. L’arte non come decorazione, ma come strumento di consapevolezza collettiva, capace di rendere visibile ciò che le parole da sole non riescono a dire.

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